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Rajapaksa rieletto presidente, forti tensioni con l'opposizione

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A poco più di una settimana dalle elezioni in Sri Lanka il presidente riconfermato Mahinda Rajapaksa ha pronunciato oggi il discorso per il 62° anniversario dell’indipendenza.

Nonostante i retorici impegni per il “pieno rispetto dei diritti dell’uomo” e per la tutela di della libertà di tutto il popolo “indipendentemente dalle differenze etniche, religiose o di opinioni politiche” la situazione in Sri Lanka resta gravissima per la minoranza Tamil e i sospetti di brogli elettorali portano ieri in piazza, secondo la BBC, 5.000 persone. L’arresto preventivo di 15 sostenitori del oppositore Sarath Fonseka, ex capo dell’esercito e esecutore materiale dei violenti attacchi militari del maggio scorso, ha inasprito il clima post-voto e lo stesso responsabile della commissione elettorale Dayananda Dissanayake ha dichiarato di non avere il potere di assicurare che simili ‘abusi’ non si ripetano nelle elezioni parlamentari” della prossima primavera. L’opposizione ha inoltre dichiarato di voler boicottare oggi le celebrazioni dell’indipendenza.

Mentre i principali giornali nazionali riportano con orgoglio le parole del presidente sulla  vittoria militare contro le “forze del terrore separatista” e il ringraziamento alle “eroiche truppe  e alle loro famiglie” che si sono sacrificate per “restaurare la democrazia nel nostro intero paese”, il rapporto di Human Right Watch uscito il 2 febbraio dichiara che il governo “ha pesantemente violato i diritti fondamentali dei detenuti” ancora rinchiusi in campi di concentramento nel nord e nell’est del paese che vengono chiamati “limbo legale”. Le accuse più pesanti, che fanno suonare vuote le parole di riconciliazione pronunciate dal capo di stato, sono di arresti illegali, sparizioni forzate e torture. Secondo il rapporto tra i sospettati ufficialmente di essere membri dell’LTTE ci sono anche più 550 bambini.

Il sito d’informazione Tamilnet.com, che avendo sede nella diaspora riesce a sfuggire alla pesante censura del governo di Colombo, ha riportato le frequenti violazioni nei confronti dei civili Tamil che tutt’ora proseguono in tutte le zone dove si è svolto il conflitto.

Il dramma Tamil è stato paradossalmente strumentalizzato in modo grottesco per tutta la campagna elettorale quando Rajapaksa e Fonseka si sono accusati reciprocamente di crimini di guerra per accattivarsi i voti della minoranza del nord. Una campagna elettorale inutile dal momento che nelle provincie settentrionali, molti Tamil si sono astenuti dal voto e  molti altri non hanno potuto votare per impossibilità di accesso alle zone di residenza (considerate ad alta sicurezza militare) o perché non sono state loro consegnate le schede elettorali.

Le elezioni che stanno svolgendo attualmente in tutta la diaspora Tamil saranno quindi un’occasione, se portate avanti in maniera democratica, di mostrare la volontà di partecipazione e rappresentazione politica di una comunità a cui in patria non viene concesso.
 
 
Le zone in blu sono i distretti dove ha vinto Rajapakse. La zone in verde sono le aree a maggioranza tamil dove Rajapakse ha perso.
I tamil chiedono l'indipendenza per la provincia del Nord e dell'Est.
 

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