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Richiesta d’aiuto per la crisi umanitaria in Sri Lanka al parlamento italiano

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6 febbraio 2009

All’attenzione di

Parlamento Italiano,

Commissione Esteri della Camera dei Deputati

Oggetto: richiesta d’aiuto per la crisi umanitaria in Sri Lanka

Scriviamo questa lettera a nome dei tamil che vivono in Italia, chiedendo di aiutare i tamil nello Sri Lanka che stanno vivendo la fase più brutale di una guerra che dura da 26 anni.

L’isola dello Sri Lanka (ex Ceylon) si trova a sud dell’India ed è abitata da 2 popoli: i tamil e i cingalesi, con una differente tradizione storica, lingua, cultura e localizzazione geografica. Le prime tracce della presenza dei tamil sull’isola risalgono a più di 2500 anni fa, e questo popolo visse in un proprio regno fino a quando i coloni inglesi, per motivi di amministrazione, unirono i regni dei due popoli.

Lo stato dello Sri Lanka è nato nel 1948 con la concessione dell’indipendenza da parte dell’impero britannico, ma le richieste dei tamil di un’equa rappresentanza negli organi di Governo non furono accettate.

Nei decenni seguenti il Governo a maggioranza cingalese emanò una serie di leggi discriminatorie nei confronti del popolo tamil, tra queste: il “Sinhala Only Act” del 1956, che impose il cingalese come unica lingua ufficiale del paese impedendo a molti tamil di proseguire il proprio lavoro nell’ambito degli impieghi statali; la riforma universitaria del 1972, che stabilì un livello di sbarramento più alto agli studenti tamil diminuendo fortemente la loro presenza nelle università. Tutte le proteste pacifiche degli studenti, dei lavoratori, dei politici ed intellettuali tamil furono represse con la violenza, migliaia furono le vittime.

Nelle elezioni del 1977 oltre il 90% dei tamil votò per la creazione di uno stato indipendente nelle aree tamil, il Tamil Eelam, ma il Governo si oppose.

Due eventi, in particolare, meritano di essere menzionati per le profonde ripercussioni che ebbero sul popolo tamil: l’incendio appiccato ad una delle biblioteche più grandi dell’Asia e il genocidio del Luglio 1983.

I tamil che vivevano nella propria terra madre da millenni per rivendicare i loro diritti fondamentali dopo oltre 30 anni di ingiustizie decisero di passare alla resistenza armata formando le LTTE (Tigri per la liberazione del Tamil Eelam).

Son passati 26 anni da allora, son morte più di 72.000 persone, più di 2.000.000 di civili tamil costretti a fuggire e altre centinaia di migliaia di persone attualmente rimangono sfollate.

L’ultimo accordo di pace mediato dai norvegesi è stato recesso unilateralmente dal Governo dello Sri Lanka nel mese di Gennaio 2008, segnando il fallimento della Comunità Internazionale di spingere il Governo verso una risoluzione negoziata.

Sul rapporto di Human Rights Watch dell'anno scorso son riportate 99 sparizioni orchestrate dal Governo dello Sri Lanka, le denunce sono migliaia.

Il 20 aprile 2008 è stato ucciso il Reverendo Padre Karunaratnam, presidente del Segretariato per i diritti umani del Nord-est (NESoHR) perché aveva lanciato un appello per impedire le manipolazioni sulle informazioni da parte del Governo dello SriLanka e chiedere un intervento dell’ONU.

Ad inizio Settembre 2008 il Governo dello Sri Lanka ha espulso dalle aree tamil tutte le organizzazioni umanitarie. La presenza di queste organizzazioni era essenziale, in quanto unici enti che provvedevano a fornire beni di prima necessità (cibo, acqua, rifugi, servizi sanitari) e protezione in modo indiscriminato ed equo.

Sia Human Rights Watch che Amnesty International hanno condannato il Governo dello Sri Lanka per queste gravi violazioni, ribadendo la necessità di operatori umanitari indipendenti per rispondere alle necessità primarie dei bisognosi ed evitare un vuoto di informazioni sulla reale situazione del paese e della popolazione civile. L'accesso ai giornalisti in queste zone non è consentito in modo da coprire i propri crimini contro l'umanità.
Attualmente oltre 400.000 civili sono bloccati in un'area di circa 300 Km² a causa delle offensive militari del Governo dello Sri Lanka. Gli sfollati, da mesi son costretti a scappare a causa dell'avanzamento dei militari e dei loro incessanti attacchi, sono alla continua ricerca di un luogo sicuro per poter sopravvivere.

L'8 Gennaio 2009 è stato ucciso il capo redattore del "Sunday Leader", colpevole di aver criticato la scelta del Governo di ricorrere alla soluzione militare per sopprimere le rivendicazioni della minoranza tamil. Negli ultimi 3 anni sono 13 i giornalisti uccisi, 4 i parlamentari tamil uccisi e centinaia gli omicidi extragiudiziari.
Lo Sri Lanka continua ad usare armamenti proibiti come le bombe a frammentazione (Cluster Bombs), colpendo spesso campi profughi ed infrastrutture come scuole, ospedali, templi e chiese. Solo negli ultimi 3 giorni son stati uccisi 70 civili e oltre 200 son rimasti feriti, in gran parte bambini.

Riportiamo le parole del corrispondente di TamilNet da Puthukkudiyiruppu di Domenica 18 Gennaio:
“Non ci son parole per descrivere la triste condizione dei civili che affermano di voler morire sul colpo piuttosto che soccombere per le gravi ferite o finire nelle mani dell'esercito invasore dello Sri Lanka, accusato da molti di effettuare un vero e proprio Genocidio. Infatti nelle zone occupate dai militari giovani uomini e donne sono "filtrati" via, torturati o uccisi”.

Il 22 Gennaio il Governo dello Sri Lanka ha indicato ai civili delle zone sicure (“Safe Zone”) nell’area controllata delle LTTE. Durante lo stesso giorno, l'artiglieria dell'esercito dello Sri Lanka ha colpito ripetutamente l'unità chirurgica e di terapia intensiva dell'ospedale di Mullaitivu, nonostante la Croce Rossa (ICRC) in costante contatto coi comandi militari ne abbia fornito le coordinate esatte. La struttura ospedaliera è completamente inutilizzabile, il bilancio è di 5 morti e 15 feriti.

Al 29 Gennaio, si contano 478 morti e oltre 1700 feriti che non possono esser curati a causa dell’embargo sulle medicine.

Elencare tutti gli attacchi ai civili dell’ultima settimana è un’impresa impossibile, citiamo solo l’attacco continuato di 16 ore all’ospedale di Puthukkudiyiruppu gestito dalla Croce Rossa, gli oltre 300 feriti son stati fatti evacuare, i morti non si riescono a contare. Il ministro della difesa dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, ha dichiarato legittimo quest’attacco in quanto l’ospedale non si trovava nella “Zona Sicura”,ma bombardare un ospedale è in violazione dell'articolo 18 della Quarta Convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili durante la guerra.

Genocide Prevention Project che ha sede a New York ha inserito lo Sri Lanka in una lista di 8 paesi ad allarme rosso, infatti le azioni del Governo dello Sri Lanka costituiscono le componenti per il Genocidio perfetto: distruzione della cultura, manipolazione della verità storica , uso di cibo e medicinali come armamenti di guerra, eliminazione fisica degli individui, il tutto nel silenzio dell'opinione pubblica mondiale.
Secondo la rivista TIME questa guerra è la terza notizia per ordine di importanza del 2008 trascurata dai media, infatti è stata più distruttiva di quella in Afganistan.
Nonostante la disperata condizione in Sri Lanka l'attenzione della comunità internazionale sulla situazione dei civili è carente.
Il popolo tamil non persegue nessun tipo di fondamentalismo religioso o odio razziale ma chiede solo di poter scegliere il proprio destino, di aver riconosciuto il proprio diritto all'autodeterminazione e i propri diritti fondamentali.

Il 4 Febbraio 2009 il Papa ha fatto un appello per la pace in Sri Lanka, nell'ultimo mese la Comunità Internazionale dopo un lungo periodo di silenzio ha iniziato ad esprimere la sua preoccupazione riguardo a questa situazione.

In rappresentanza della Comunità tamil in Italia, per evitare un'ulteriore carneficina di vite umane, sollecitiamo vivamente il Governo italiano ad impegnarsi urgentemente nei seguenti provvedimenti.

Imporre immediatamente al Governo dello Sri Lanka:

-          di rispettare le “Safe Zone” (Zone Protette) e di porre fine a qualsiasi tipo di attacco militare e bombardamento contro qualsiasi struttura civile e luogo pubblico: scuole, chiese, templi o edifici pubblici;

-          di consentire libero accesso alle Agenzie dell’ONU e a tutte le organizzazioni umanitarie;

-          di garantire l’accesso nella regione del Vanni, senza restringimenti e ritardi, alla necessaria assistenza umanitaria;

-          di consentire ai media locali ed internazionali l’accesso nella regione del Vanni e altre regioni del Nord Est del Paese;

-          Costringere il Governo dello Sri Lanka ad interrompere la guerra contro il popolo tamil e a firmare il Cessate Fuoco con l’LTTE;

-          Garantire la libertà di spostamento agli sfollati, garantendo l'assistenza umanitaria ovunque si trovino;

 

Chiediamo di riconoscere il popolo tamil come una distinta nazione, con madrepatria nel Nord-Est dell'isola dello Sri Lanka, garantendo il diritto inalienabile all'autodeterminazione.

Una soluzione definitiva al conflitto può esser ottenuta solo tramite una trattativa di pace tra il Governo dello Sri Lanka e le LTTE, riconoscendo quest'ultime come uniche rappresentanti del popolo Tamil.

Ringraziamo per l’attenzione ed attendiamo fiduciosi.

 

Comunità tamil in Italia

Last Updated on Friday, 06 March 2009 00:45  

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