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Peggiorano le condizioni nei campi di detenzione per i 300.000 civili ad un mese dalla vittoria dichiarata dall'esercito srilankese

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È passato un mese da quando l’esercito dello Sri Lanka ha dichiarato di aver concluso le operazioni militari, ma la condizione dei civili tamil non è affatto migliorata. Oltre a non esser presi in considerazione dalla comunità internazionale e a non aver diritto alle nostre aspirazioni democratiche, noi della Diaspora Tamil non abbiamo il diritto di aiutare le vittime della guerra.
Lunedì 8 Maggio 2009, il governo dello Sri Lanka ha rimandato indietro la nave che trasportava approvvigionamenti per i 300.000 civili tamil rinchiusi nei campi di internamento. È sorprendente il fatto che il Governo dello Sri Lanka mentre da una parte ha riinoltrato la richiesta di aiuti economici alla Comunità Internazionale, dall’altra ha rifiutato l’invio di 800 tonnellate di approvvigionamenti assistenziali.
La nave era partita dal porto di Ipswich (Regno Unito) il 20 Aprile 2009, con un carico di aiuti umanitari raccolti dalla Diaspora Tamil. Anche noi, Tamil in Italia ,abbiamo contribuito al carico con alimenti a lunga conservazione e medicinali per aiutare i civili colpiti dai duri attacchi dell'esercito srilankese. Questo convoglio avrebbe potuto rappresentare un’opportunità per il Governo dello Sri Lanka per dimostrare la propria buona fede e il proprio impegno in una riconciliazione "post-conflitto". È chiaro che il motivo del rifiuto di questi aiuti rappresenta invece la testimonianza del profondo razzismo dei governanti cingalesi nei confronti di noi tamil.
Il 18 Maggio 2009 il presidente dello Sri Lanka ha dichiarato la propria vittoria militare, la maggioranza cingalese sta continuando a festeggiare senza il minimo rispetto per le vittime: nemmeno una piccola percentuale delle spese sostenute per i festeggiamenti è stata destinata in aiuti ai civili colpiti dalla guerra.
I civili sopravissuti continuano ad esser detenuti nei campi di internamento dove nessun osservatore indipendente ha accesso.
Organizzazioni umanitarie come la Croce Rossa e Medici Senza Frontiere continuano a riportare nei loro comunicati di non avere accesso libero a questi campi, che il loro lavoro è ostacolato dal governo dello Sri Lanka e che quindi sono impossibilitati a salvare la vita di migliaia di persone.
È chiaro che i civili vengono detenuti in questi campi di internamento per esser logorati fisicamente e psicologicamente, il tutto fa parte del piano perfetto del governo dello Sri Lanka per eliminare qualsiasi rivendicazione della popolazione tamil. Ogni giorno bambini muoiono per malnutrizione; donne vengono violentate dai militari; giovani vengono rapiti ed uccisi; bambini vengono rapiti con relativi ricatti.
Negli ultimi anni il governo dello Sri Lanka ha richiesto aiuti alla comunità internazionale con la scusa della "lotta al terrorismo", ma in realtà ha intrapreso il genocidio del popolo tamil. Ora quando si tratta di indagare sui crimini di guerra, il tutto diventa “una questione interna”, ai ministri e politici stranieri vengono chiuse le porte in faccia. Nemmeno ai parlamentari cingalesi dell'opposizione è permesso accedere a questi campi.
Purtroppo durante il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, tenutosi solo a fine Maggio con molti mesi di ritardo, lo Sri Lanka ha fatto passare la propria risoluzione, in cui sostiene che non vi sia la necessità di indagare sui crimini di guerra, grazie all’appoggio degli stati dell’Asia meridionale e della Cina che ha coinvolto gli stati Africani. A nulla è valsa la risoluzione dei paesi europei, certamente più neutrale di quella dello Sri Lanka, ma poco critica secondo gli esperti di diritto umanitario internazionale.
Il governo dello Sri Lanka ora ha tutte le possibilità per bloccare le indagini: deve eliminare le prove dell’uso degli armamenti proibiti (bombe cluster e fosforo bianco), dei ripetuti bombardamenti sugli ospedali ed accampamenti di civili, deve far sparire tutte le fosse comuni, deve far tacere tutti i testimoni di questo genocidio. È per questo che i tre medici che negli ultimi mesi si son adoperati per salvare migliaia di vite umane nella “zona sicura” sono stati arrestati dall'esercito srilankese, criminalizzati con l’accusa di aver riportato ai media esteri la tragedia umanitaria in corso.
Nemmeno i sei preti cattolici, in cattive condizioni di salute, rinchiusi nei campi di internamento possono ritornare in libertà. Non è certamente migliore la situazione di circa 60.000 bambini, 3.100 donne gravide, 4000 disabili presenti nel campo di internamento di Vavunia.
Da non dimenticare gli oltre 90.000 sfollati della penisola di Jaffna che vivono in campi profughi dal 1990, da quando l'esercito srilankese ha occupato le loro case creando una zona fortemente militarizzata. Stessa sorte per le diverse centinaia di migliaia di profughi causati dagli attacchi dell'esercito srilankese nel 2006.
Ormai anche la stampa internazionale, analizzando le fotografie satellitari, ha confermato che le 20.000 vittime degli ultimi 5 mesi di conflitto son stati vittima dell'esercito srilankese e non del fuoco incrociato, come avevano sostenuto fino a tempo fa. È stato così di fatto confermato quello che noi tamil sostenevamo da mesi nel silenzio dell’opinione pubblica mondiale. Purtroppo avevamo ragione anche sul numero di civili nella cosiddetta “zona sicura”. Da quando nel Settembre 2008 il governo srilankese ha espulso gli operatori umanitari, gli alimenti e le medicine che di rado venivano inviati in questa zone erano gravemente insufficienti.
La guerra non sembra finita, come hanno riportato i giornalisti della capitale che hanno manifestato per la libertà di stampa uccisa: sotto il governo dell’attuale presidente son stati uccisi 11 giornalisti ed oltre 50 son stati rapiti.
Attualmente ai civili tamil non viene riconosciuta alcuna minima dignità umana ed è impensabile che il governo dello Sri Lanka garantisca sicurezza sul piano politico e costituzionale. Un esempio eclatante è il divieto ai parlamentari tamil di incontrare il segretario dell’ONU Ban Ki-moon durante la sua visita in Sri Lanka.
Qui in Italia questa tragedia viene vissuta come “lontana”, ma molti della comunità tamil in Italia hanno perso famigliari ed amici, altri sono ancora in attesa di notizie sulla sorte dei propri cari ed altri gravemente preoccupati per quelli che son ingiustamente detenuti nei campi di internamento.
Nella società attuale viene data molta enfasi a tragedie come l’Olocausto e all’importanza della memoria, affinché non si ripetano avvenimenti simili, purtroppo quando queste tragedie avvengono in luoghi di poco interesse passano in secondo piano.
Noi della diaspora tamil dobbiamo dar voce ai tamil nello Sri Lanka, in quanto quest’ultimi non hanno il diritto di potere esprimere le loro idee. Noi continueremo a chiedere che ai tamil vengano riconosciuti tutti i diritti umani e siamo sempre convinti che il governo dello Sri Lanka non sia disposto a concederli.
L’unica soluzione per difendere i diritti dei tamil è quella di riconoscere la risoluzione di Vaddukkoaddai del 14 Maggio 1976, dove si afferma che ai tamil debba esser riconosciuto il diritto all’autodeterminazione con la creazione dello stato indipendente del Tamil Eelam. Questa risoluzione è stata fatta dopo 30 anni di lotte non violente ed è stata appoggiata in pieno dalla popolazione tamil quando è stata proposta. Il mancato riconoscimento di questa risoluzione da parte del governo dello Sri Lanka e la conseguente repressione militare ha dato vita alle Tigri di Liberazione del Tamil Eelam.
Last Updated on Thursday, 25 June 2009 15:20  

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