notizie in lingua italiana sulla guerra in Sri Lanka - Per informazioni: info@tamilaction.org



63° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti UmaniOggi si celebra il 63° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un documento che per la prima volta nella storia tutela i diritti di tutti gli esseri umani presenti nel nostro pianeta. Tuttavia questo documento si rivela ancora disatteso, una conquista non pienamente realizzata, in quanto ci accorgiamo che nella nostra attualità, ovunque nel mondo, avvengono ancora soprusi, violenze ed oppressioni. Cogliamo dunque l’occasione, noi comunità tamil in Italia, per chiedere che venga ridata dignità ai tamil dello Sri Lanka, i cui diritti vengono costantemente violati. Secondo le statistiche dell'ONU (gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate o involontarie) lo Sri Lanka sarebbe il secondo paese al mondo, dopo l’Iraq, per il numero di scomparsi e presenta un alto numero di violazioni dei diritti umani. Brad Adams, direttore esecutivo di Human Rights Watch, ha affermato che “il governo srilankese ha chiaramente fornito alle sue forze di sicurezza un via libera per attuare sporche tattiche di guerra”. Nel 2009, durante l’ultimo periodo del conflitto durato oltre due decenni, più di 300.000 civili tamil sono stati intrappolati nelle aree dichiarate dal governo srilankese “safe zones” presto dimostratesi come “killing fields” (campi di sterminio), dove si sono avviati bombardamenti a tappeto da parte dell’esercito srilankese, che causarono oltre 40.000 morti. Durante questa fase i militari srilankesi hanno commesso diversi crimini: bombardamenti su ospedali e civili, abusi sessuali sulle donne tamil (caso della giornalista TV Isaipriya violentata, uccisa e filmata), arresti arbitrari, violenze e torture verso detenuti in custodia cautelare ed uccisioni di giornalisti sostenitori della causa tamil (caso di Sahadevan Nilakshan, Chaalaram magazine). Oggi, a distanza di due anni, i diritti umani ancora continuano ad essere violati: la militarizzazione è aumentata per favorire i soprusi e la libertà di stampa è inesistente. La situazione in Sri Lanka dovrebbe preoccupare tutti i cittadini del mondo: quello che è accaduto, e sta accadendo, è un chiaro invito a tutti i regimi del mondo per commettere violenze e rimanere impuniti. Chiediamo quindi che giustizia sia fatta nell'interesse di tutta l'umanità. Solo un’indagine internazionale sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi nel nostro paese, con una chiara condanna dei colpevoli, può porre fine al genocidio fisico e culturale del popolo tamil. Vi ringraziamo della vostra gentile attenzione, augurandoci che questa giornata sia d’aiuto per l'attuazione in maniera concreta dei diritti umani in ogni angolo del pianeta. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” (Art. 1 Dichiarazione dei diritti umani) Sri Lanka, stato d'emergenza perenneVi proponiamo l'articolo uscito su Peacereporter che riassume la situazione al mese di Settembre 2011. Rajapaksa revoca la legislazione emergenziale in vigore durante la guerra civile solo per sostituirla con nuove norme che istituzionalizzano uno Stato di polizia permanente Il regime nazionalista di Mahinda Rajapaksa ha annunciato la revoca dello stato d'emergenza in vigore dal 1983, ma solo per sostituirlo con una nuova legislazione 'anti-terrorismo' che di fatto prolunga, anzi, rende permanente la legge marziale.Un'operazione cosmetica che, come spiegato dallo stesso ministro della Giustizia Mohan Peiris, non comporterà la scarcerazione degli almeno 12mila prigionieri politici tamil, detenuti senza formali accuse dalla fine del conflitto nel maggio 2009. Non verranno nemmeno revocati i poteri emergenziali di esercito e polizia, né smilitarizzate le 'zone di sicurezza'. Tantomeno decadrà la messa al bando di tutte le organizzazioni politiche legate all'Ltte, come le Tigri del fronte popolare di liberazione (Pflt). Rimarranno in vigore anche tutte le norme che limitano la libertà di sciopero e di stampa, con il loro tragico corollario di violenze para-governative contro attivisti sindacali, difensori dei diritti umani e giornalisti critici. La revoca dello stato d'emergenza giunge alla vigilia della riunione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che si terrà il 13 settembre a Ginevra, nella quale verranno discusse le accuse di crimini di guerra commessi dal regime di Colombo. Rajapaksa spera, con questa mossa, di ripulire la sua immagine per evitare l'istruzione diinchieste internazionali contro il suo regime. Ma sa bene che la comunità internazionale, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non tireranno mai la corda fino a spezzarla.Nessuno mosse un dito nel 2009 mentre40mila civili tamil venivano massacratidall'esercito in pochi mesi sotto gli occhi degli osservatori Onu e della Croce Rossa Internazionale. Nessuno sembra seriamente intenzionato a farlo neanche ora che quei crimini sono stati certificati dalle stese Nazioni Unite. Stati Uniti ed Unione Europea non vogliono arrivare a una rottura definitiva con un regime che mantiene, e manterrà a lungo, il controllo di un Paese geo-strategicamente importantecome lo Sri Lanka, sempre più propenso a passare armi e bagagli dalla parte della Cina. Rifiutando di riconoscere i propri crimini di guerra, rigettando ogni riconciliazione post-bellica con la minoranza tamil e istituzionalizzando le politiche discriminatorie e persecutorie nei suoi confronti, Rajapaksa sta gettando i semi di una nuova guerra civile. Ma questo sembra non importare a nessuno.
Enrico Piovesana
|
|
|
|
|
More Articles...
|
|
|
|
|
| Page 1 of 17 |